sabato 21 novembre 2020

APPROFONDIMENTI LETTERARI 3^ - Storia del teatro. Euripide e la fine del teatro tragico greco

 

Euripide[1] (di cui ci sono giunte diciassette tragedie autentiche e un dramma satiresco) ridusse l’importanza del coro. E tutto ciò in meno di un secolo: dal 500 (anno del debutto di Eschilo) al 406, anno in cui muoiono Sofocle e Euripide. Poi, mentre fino al 388 si sviluppa ancora la commedia di Aristofane, tutto sembra spegnersi, finire con la fine dei tre grandi tragici. Certo gli spettacoli continuano, si continuano a scrivere tragedie, ma non ci rimangono che nomi di autori e titoli di opere, nient’altro. Era finito lo splendido periodo della libertà ateniese,  quella per la quale il teatro aveva una tale importanza sociale che lo Stato pagava il prezzo del biglietto d’ingresso (un obolo) ai cittadini che non potevano permetterselo, che attribuiva alla liturgia dell’allestimento teatrale tanta importanza quanta a quella dell’allestimento di una trireme, quella che aveva permesso di mettere le basi di ogni speculazione intellettuale di cui ancor oggi sentiamo non solo gli echi, ma anche gli stimoli.

 



[1] Euripide (480 – 406 a. C.)

Opere pervenute: Alcesti, Medea, Gli Eraclidi, Ippolito, Andromaca, Ecuba, Eracle, Le supplici, Ione, Le Troiane, Ifigenia in Tauride, Elettra, Elena, Le Fenicie, Oreste, Ifigenia in Aulide, Le baccanti; un dramma satiresco, Il Ciclope.

 

Con Euripide il dibattito sui temi etici diventa più serrato; egli si apre a questioni mai discusse a teatro, che erano, però, al centro di un dibattito filosofico che vedeva protagonisti i sofisti: se gli dei sono giusti, se la nobiltà è un fatto di sangue o di educazione, se è meglio per l’eroe morire o accettare con spirito di sopportazione la propria sorte. Alcune sue figure femminili, come la generosa Alcesti che muore per il marito, la maga Medea che sacrifica per vendetta i suoi figli, o la passionale Fedra dell’Ippolito (che si innamora del figliastro e poi si uccide), sono diventate figure chiave della storia del teatro (e non solo). Le sue Baccanti sono l’unica tragedia ad avere come protagonista Dioniso, il dio in onore del quale si celebravano le Grandi Dionisie (le feste durante le quali si svolgevano gli agoni drammatici). A lui si deve anche l’introduzione e l’ampio impiego del deus ex machina, un personaggio divino che interveniva a risolvere all’ultimo momento situazioni irrimediabili calando dall’alto di una macchina scenica.

Il razionalismo di Euripide intende criticare la mitologia corrente e le sue favole religiose da un punto di vista morale, al fine di rivendicare un’etica più ragionevole ed umana. I suoi nobili desideri di scrittore “laico” e “progressista” che, deluso, vagheggia tuttavia una umanità migliore e leggi etiche e sociali più giuste, lo lasciano nel dubbio o nella vaga speranza. La sua grande virtù non è quella di credere, ma, se mai, quella di cercare di capire.

 

sabato 31 ottobre 2020

altro che halloween!

 Oggi i più piccoli festeggeranno (nei limiti del possibile) #Halloween, ma sarebbe bello che conoscessero anche l'antico rito veneto delle LUMERE. 

In questo periodo dell’anno, in Veneto, le zucche sono da sempre protagoniste della tradizione. 
Già nei secoli scorsi si usava intagliarle per inserirci all’interno delle candele; venivano quindi esposte sui davanzali o lungo i fossi e prendevano il nome di "SUCHE BARUCHE" o "LUMERE". 
Le zucche servivano ad illuminare la strada alle anime dei cari defunti, ma anche a spaesare quelle dei morti più dispettosi. 
La sera, i ragazzi si divertivano ad andare in giro con queste zucche per spaventare i passanti soprattutto nei pressi dei cimiteri; poi andavano di casa in casa a chiedere frutta secca, nocciole e castagne. 
In ogni famiglia, inoltre, si preparava "IL PIATTO DEI MORTI" con castagne, dolci, marroni, fave, e lo si lasciava sul tavolo o sui davanzali come dono per le anime.

sabato 17 ottobre 2020

APPROFONDIMENTI LETTERARI 3^ - Storia del Teatro: Sofocle

 

Finalmente, insomma, era nata la tragedia come ancora oggi la conosciamo. Non più i lunghi racconti epici degli aedi (epòmai in greco è raccontare), ma conflitto tra due personaggi che non narrano niente né contemplano qualcosa ma agiscono, fanno vivere un evento che è visto (teatro deriva dal verbo greco theàomai, vedere), nel quale eroi umani pongono domande sui perché dell’essere e lottano contro divinità e destini incomprensibili e indifferenti alla sofferenza del peregrinare dell’uomo. Il resto si sviluppa con facilità da queste premesse. Sofocle (496 – 405 a. C.,del quale anche ci sono giunte sette opere complete più numerosi frammenti di altre[1]), sempre secondo Aristotele, introdusse il terzo attore.



[1] Opere pervenute: Aiace, Antigone, Edipo re, Elettra, Filottete, Trachinie, Edipo a Colono e numerosi frammenti di un dramma satiresco, I segugi.

 

A Sofocle si devono importanti innovazioni: l’aumento del numero degli attori (da due a tre) e del numero dei componenti del coro (da dodici a quindici), e l’introduzione di una forma semplice di scenografia, un fondale che rappresentasse un paesaggio (un palazzo o l’entrata di una grotta). Il tragediografo non era dunque un semplice letterato, ma un uomo di teatro a tutti gli effetti: conosceva le tecniche di recitazione e i problemi relativi alla regia in un teatro che aveva una scena estremamente spoglia e che lasciava alla “scenografia verbale” il compito di rappresentare l’invisibile. Sofocle è l’autore di Edipo re, considerata dagli antichi la tragedia per eccellenza. Edipo scopre, in un crescendo drammatico, di avere involontariamente ucciso il proprio padre e sposato la propria madre e, mentre la madre – moglie Giocasta si uccide, egli si acceca. Alla stessa catena mitica appartiene anche Antigone, destinata ad avere una straordinaria fortuna: la giovane figlia di Edipo sacrifica la propria vita pur di seppellire suo fratello Polinice, morto in battaglia ma considerato un traditore.

Sofocle, meno impulsivo e più riflessivo di Eschilo, non riesce a scorgere nell’esistenza dell’uomo se non miserie e orrori ingiustificati. Nel mondo di Sofocle non esiste né Dike (Giustizia) né Catarsi (Purificazione). Per Sofocle la libertà del volere umano non è che illusione; la vita dell’uomo, trastullo degli dei, si risolve in avventura miseranda e vana, nata dalla tenebra e tornante alla tenebra. Nel mondo di Sofocle non v’è annuncio né promessa di luce. La vita è tutta nera. Sola consolatrice, l’arte; sola catarsi, quella del poeta, che da millenni tramanda l’intatta espressione dell’uguale, eterno dolore umano.

 

sabato 10 ottobre 2020

APPROFONDIMENTI LETTERARI 3^ - Storia del Teatro: Eschilo

 

All’inizio uno solo era l’agonista che si confrontava con il coro, interpretando i diversi personaggi. Poi Eschilo (del quale ci sono arrivate sette tragedie: Le supplici, I Persiani, I sette contro Tebe, Prometeo incatenato,e la completa trilogia dell’Orestiade: Agamennone, Coefore, Eumenidi; tutte di derivazione omerica; negli eventi umani Eschilo scorge una forza misteriosa, il Fato, una giustizia inesorabile, che raggiunge il colpevole e lo castiga, lui e nella sua discendenza), secondo la tradizione tramandata da Aristotele, introdusse un secondo attore, l’antagonista: non più risposta dell’uno al tutto, ma dialogo tra due diverse persone così da dar vita alla contrapposizione di due tesi, al “conflitto drammatico”.

sabato 3 ottobre 2020

APPROFONDIMENTI LETTERARI 3^ - Storia del Teatro: la nascita del Teatro in Grecia

 



culti misterici dedicati a Diòniso, il dio dell’ebbrezza liberatoria: in essi i fedeli coralmente intonavano un canto ritmato accompagnato da danze (di cui rimane traccia nei movimenti del coro della tragedia classica), il ditirambo. Un giorno, si può supporre, un fedele più audace o geniale o semplicemente più ebbro degli altri, fingendo di essere il dio, rispose al coro: era nato l’ypocritès, colui che risponde. Non ancora l’attore, come lo intendiamo oggi, ma un interlocutore. Il monologo diventava dialogo. Ci è tramandato dalla tradizione il nome del poeta che per primo introdusse nel ditirambo la parte “parlata” del solista: Arione di Lesbo, nel 620 a. C. Successivamente colui che risponde divenne anche colui che agisce, l’agonista, l’attore: nasceva il dramma (dal verbo greco drào che significa agire), l’azione scenica. 

sabato 26 settembre 2020

APPROFONDIMENTI LETTERARI 3^ - Storia del Teatro: Introduzione

 

UNA BREVISSIMA STORIA DEL TEATRO

 

 

 

Perché il teatro è importante dal momento che forma la mente degli uomini

 in maniera tale che qualsiasi cosa essi vedano sul palcoscenico

ne faranno la prova nel mondo, che non è che un palcoscenico più grande.

 


Così G. B. Shaw ne’ La dama bruna dei sonetti faceva dire al suo Shakespeare.

Già. Ciò che si vede sul palcoscenico di un teatro è specchio della realtà. O ne è anticipazione. O negazione. O realtà assai più che la quotidiana contingenza. O tutto questo  e altro ancora.

E’ sogno? Forse, se per sogno si intende ciò che pensava nel II secolo d.C. Artemidoro di Daldi nella sua Interpretazione dei sogni: il sogno, in greco tòn onéiron, è “l’essere che parla, che si manifesta”[1].

E quanti sogni nella storia del teatro, talora, anzi spesso, premonitori e, sempre, rivelatori del “reale”, della verità dell’essere.

E in questo continuo rivelare nel nascondimento della maschera, della “persona” (secondo l’etimo etrusco), è la vita, l’essenza stessa del teatro e dell’accadimento scenico, in tutta la sua storia.

Storia che, per quel che riguarda la civiltà di cui siamo figli e espressione, quella “occidentale”, è lunga venticinque secoli e che inizia e si rinnova quando l’uomo guarda intorno e dentro a sé, si interroga, cerca di darsi risposte che lo portino ad uscire dalle diverse “società chiuse” (prendendo in prestito l’analisi di Popper[2]), in cui l’uomo avverte il mondo come una grande macchina su cui egli non ha nessun immaginabile potere, per costituire nuove “società aperte”, nelle quali è l’essere umano l’artefice del proprio esistere.

Sì, perché non si può probabilmente parlare di un unico momento, nella storia dell’uomo, in cui questi prende coscienza di sé e della sua responsabilità nel proprio continuo divenire. No, di “società chiusa” si può, e forse si deve, parlare ogniqualvolta questa, nel sopore determinato da abitudini, usi, consuetudini, convenzioni, regole fatalisticamente o supinamente e acriticamente accettate, rischia di adagiarsi e di esimersi dall’individuare la propria responsabilità nella costruzione dell’esistenza; ogni volta che delega a qualcuno o qualcosa, fideisticamente, il proprio destino e, prima ancora, il determinarsi del suo quotidiano cammino.

 

 

“Una storia del teatro che sia seria ed esauriente al tempo stesso è francamente impossibile. Il teatro copre duemilacinquecento anni di storia documentata, si articola nella storia della letteratura drammatica e in quella dello spettacolo, che a sua volta ha per oggetto l’edificio teatrale, la scenografia, la regia, l’attore, e il burattino o la marionetta: riguarda civiltà estremamente diverse quali la nostra cosiddetta occidentale e quella dell’estremo oriente; nel solo ambito della nostra tradizione culturale essa si esprime in almeno venti lingue importanti e diverse, che vanno dal greco antico e dal latino a tutte le lingue nazionali parlate oggi in Europa e nelle Americhe, per non far cenno delle lingue regionali nelle nazioni più ricche di vicende, o delle nazioni e dei teatri emergenti che alla nostra tradizione si rifanno. Nessuno può pretendere di coprire questo impressionante arco di conoscenze necessarie, e nessuno è mai stato in grado di raccogliere a questo scopo un’équipe adeguata.

Pertanto, raccontare una storia del teatro non può significare altro che tracciare un plausibile itinerario che dalle prime manifestazioni dell’evento teatrale nella nostra civiltà ci conduca fino al teatro dei giorni nostri, collegando insieme quei momenti, quegli eventi, quei movimenti, quei nomi che in qualche modo hanno lasciato una traccia e hanno contribuito in misura più evidente a fare del nostro teatro quello che è. Senza badare a tutto ciò che – così facendo – si è trascurato: o per non complicare troppo il racconto, o semplicemente perché non se ne sa abbastanza.”

Così si esprime Luigi Lunari, uno dei massimi esperti di Storia del Teatro contemporanei, nella sua Nota introduttiva a “Breve storia del teatro”5.

Il breve racconto della storia del teatro della nostra tradizione culturale (cioè quello che nasce in Grecia, sembra morire con la decadenza di Roma, rinasce nel Medioevo e vede poi la grande fioritura dei teatri nazionali, in Europa e poi nelle Americhe) che seguirà, pertanto, non potrà essere che estremamente sintetico e, necessariamente, incompleto.



[1] Vedi a proposito G. Polato DI UNA DOMANDA E DI ALCUNE RISPOSTE  postfazione a L.Lunari BREVE STORIA DEL TEATRO, pp. 255-256

[2] K. Popper  LA SOCIETA’ APERTA E I SUOI NEMICI

5 L. Lunari BREVE STORIA DEL TEATRO p V

martedì 22 settembre 2020

CRITERI DI VALUTAZIONE LETTERE - Giuliano Polato

 

3.1 CRITERI DI VALUTAZIONE (in decimi; rif. D.L. 137 del 01/09/2008 e sua conversione nella Legge 169 del 30/10/2008)

Italiano

 

COMPRENSIONE DELLA LINGUA ORALE

 

10       Ascolta con attenzione molto viva /Comprende in modo molto approfondito il testo

9          Ascolta con viva attenzione /Comprende in modo approfondito il testo

8          Ascolta con attenzione / Comprende in modo completo il testo

7          Ascolta quasi sempre con attenzione / Comprende in modo esauriente il testo

6          Ascolta con attenzione discontinua / Comprende in modo essenziale il testo

5          Ascolta con attenzione limitata / Comprende in modo parziale il testo

1 – 4    Non ascolta o ascolta con attenzione assai limitata / Comprende in modo molto parziale il testo

 

 

COMPRENSIONE DELLA LINGUA SCRITTA

 

10        Legge in modo molto corretto ed espressivo / Comprende in modo molto approfondito il testo, in ogni suo aspetto (informazioni, collegamenti, lessico)

9          Legge in modo corretto ed espressivo / Comprende in modo approfondito iltesto, in ogni suo aspetto (informazioni, collegamenti, lessico)

8          Legge in modo abbastanza corretto ed espressivo / Comprende in modo      completo il testo, in ogni suo aspetto (informazioni, collegamenti, lessico)

7          Legge in modo discretamente corretto ed espressivo / Comprende in modo esauriente il testo, nei diversi aspetti (informazioni, collegamenti, lessico)

6          Legge in modo sostanzialmente corretto ma poco espressivo / Comprende in modo essenziale il testo, nei diversi aspetti (informazioni, collegamenti, lessico)

5          Legge in modo poco corretto ed espressivo / Comprende in modo parziale il testo, solo in qualche aspetto (informazioni, collegamenti, lessico)

1 – 4    Legge in modo scorretto ed espressivo / Comprende in modo molto parziale il testo, solo in pochi aspetti (informazioni, collegamenti, lessico)

 

 

PRODUZIONE NELLA LINGUA ORALE

 

10       Ha padronanza molto sicura del lessico, ne usa con notevole correttezza e riesce ad organizzare con molta coerenza l’esposizione.

9          Ha sicura padronanza del lessico, ne usa con correttezza e riesce ad organizzare con coerenza l’esposizione.

8          Ha padronanza abbastanza sicura del lessico, ne usa con correttezza e riesce ad organizzare con coerenza l’esposizione.

7          Ha discreta padronanza del lessico, ne usa abbastanza correttamente e riesce ad organizzare con coerenza l’esposizione.

6          Ha discreta padronanza del lessico , ne usa con incerta correttezza e non riesce sempre ad organizzare con coerenza l’esposizione.

5          Ha incostante padronanza del lessico, ne usa con malsicura correttezza ed è confuso nell’esposizione.

1 – 4    Non possiede padronanza del lessico, ne usa con assai malsicura correttezza ed è molto confuso nell’esposizione.

 

 

 

PRODUZIONE NELLA LINGUA SCRITTA      

 

10       Molto corretto nella forma, appropriato e sicuro nel lessico, molto coerente nella organizzazione del testo, molto completo e personale nei contenuti.

9          Corretto nella forma, appropriato e sicuro nel lessico, coerente nella organizzazione del testo, completo e personale nei contenuti.

8          E’ quasi sempre corretto nella forma, appropriato e sicuro nel lessico, coerente nell’organizzazione del testo, abbastanza completo e personale nei contenuti.

7          E’ abbastanza corretto nella forma, quasi sempre appropriato e sicuro nel lessico, abbastanza coerente nell’organizzazione del testo, discretamente completo e personale nei contenuti.

6          Non sempre corretto nella forma, non preciso nel lessico, non del tutto coerente nell’organizzazione del testo, generico ed essenziale nei contenuti.

5          Scorretto nella forma, generico e povero nel lessico, incoerente nella organizzazione del testo, incompleto e assai generico nei contenuti.

1 – 4    Molto scorretto nella forma, assai generico e povero nel lessico, molto incoerente nella organizzazione del testo, assai incompleto e generico nei contenuti.

 

 

CONOSCENZA DELLE STRUTTURE DELLA LINGUA

 

10        Conosce e comprende in modo molto sicuro le strutture della lingua

9          Conosce e comprende in modo sicuro le strutture della lingua

8          Conosce e comprende in modo sicuro le principali strutture delle lingua

7          Conosce e comprende in modo abbastanza sicuro le principali strutture della lingua

6          Conosce e comprende non sempre in modo sicuro le principali strutture      della lingua

5          Conosce e comprende in modo poco sicuro solo alcune strutture della lingua

1 – 4    Conosce e comprende in modo molto insicuro solo alcune strutture della lingua

 

 

CONOSCENZA E ORGANIZZAZIONE DEI CONTENUTI (vale anche per Approfondimenti in materie

Letterarie)

 

10        Conosce e comprende in modo molto approfondito gli argomenti

9          Conosce e comprende in modo approfondito gli argomenti

8          Conosce e comprende in modo completo gli argomenti

7          Conosce e comprende in modo esauriente gli argomenti

6          Conosce e comprende in modo essenziale gli argomenti

5          Conosce e comprende in modo frammentario gli argomenti

1 – 4    Conosce e comprende in modo molto frammentario  o non conosce e comprende affatto gli argomenti


Educazione Civica

 

COMPRENSIONE DEI FONDAMENTI E DELLE ISTITUZIONI DELLA VITA ASSOCIATA

 

10        Comprende in modo pienamente autonomo e critico

9          Comprende in modo autonomo e critico

8          Comprende in modo quasi sempre autonomo e critico

7          Comprende in modo abbastanza autonomo e critico

6          Comprende in modo non autonomo ed elementare

5          Comprende in modo non autonomo e parziale

1 – 4    Non comprende se non in modo non autonomo e molto parziale.

 

 

GRIGLIA VALUTAZIONE VERIFICHE SCRITTE

 

 

0% – 40%

4

40,1% - 45%

4 ½  = 4,5

45,1% - 48%

4/5  = 4,8

48,1% - 50%

5

50,1% - 55%

5 ½  = 5,5

55,1% - 58%

5/6  = 5,8

58,1% - 60%

6

60,1% - 65%

6 ½ = 6,5

65,1% - 68%

6/7 = 6,8

68,1% - 70%

7

70,1% - 75%

7 ½ = 7,5

75,1% - 78%

7/8 = 7,8

78,1% - 80%

8

80,1% - 85%

8 ½  = 8,5

85,1% - 88%

8/9  = 8,8

88,1% - 90%

9

90,1% - 95%

9 ½ = 9,5

95,1% - 97,99%

9/10 = 9,8

98% - 100%

10

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In genere verrà applicato anche un calcolo di “punteggi negativi” come di seguito illustrato

 

CALCOLO DEI PUNTEGGI CON PUNTI NEGATIVI

Punteggio finale = tot. punti risp. esatte – (0,25 x ogni risp. errata + 0,5 x ogni risp. non data)

Esempio

 

Classe xxx

Disciplina xxx

 

 

 

Tot.

 

50

 

alunni

G

Er.

ND

Punt.

Perc.

Voto

xxx

40

6

4

36,5

73

7

yyy

31

12

7

24,5

49

4/5

 

 


martedì 26 maggio 2020

CITTADINANZA E COSTITUZIONE 25 - L'articolo 139 della Costituzione della Repubblica Italiana


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Art. 139.
La forma repubblicana non può essere oggetto di revisione costituzionale.


Che cosa significa? 
Dalla fine della Seconda guerra mondiale l'Italia è una Repubblica e non più una monarchia. La forma di governo non è modificabile.
La dottrina interpreta l’art. 139 utilizzando due letture: la prima ritiene che l’articolo riguardi il divieto a ristabilire un «principio dinastico» per la nomina del Capo dello Stato, in altre parole, la carica di Presidente della Repubblica non può diventare ereditaria.
La seconda – approvata anche dalla Corte costituzionale – sostiene che l’art. 139 «sancisce la non modificabilità in perpetuo del nuovo ordine repubblicano» in quanto questo rappresenta «la naturale, conseguente strutturazione ed organizzazione del principio democratico».

La Corte costituzionale, in due diverse sentenze (1146/1988 e 366/1991), ha affermato: “La Costituzione italiana contiene alcuni principi supremi che non possono essere sovvertiti o modificati nel loro contenuto essenziale neppure da leggi di revisione costituzionale o da altre leggi costituzionali”. Tra questi principi vi è la forma dello Stato e i “valori supremi” (quindi, possiamo immaginare l'uguaglianza, la libertà e la democrazia) sui quali si fonda la Costituzione italiana.
Questo vincolo, in un contesto come quello attuale che crede nella democrazia come miglior forma di governo, non appare un eccesso di rigidità della Costituzione, ma una cautela (che doveva essere particolarmente apprezzata dai sostenitori della Repubblica subito dopo il referendum che nel 1946 decretò la fine della monarchia).


martedì 19 maggio 2020

CITTADINANZA E COSTITUZIONE 24 - Le disposizioni transitorie e finali della Costituzione della Repubblica Italiana


COSTITUZIONE DELLA REPUBBLICA ITALIANA

Disposizioni Transitorie e Finali

I
Con l'entrata in vigore della Costituzione il Capo provvisorio dello Stato esercita le attribuzioni di Presidente della Repubblica e ne assume il titolo.

II
Se alla data della elezione del Presidente della Repubblica non sono costituiti tutti i Consigli regionali, partecipano alla elezione soltanto i componenti delle due Camere.

III
Per la prima composizione del Senato della Repubblica sono nominati senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i deputati dell'Assemblea Costituente che posseggono i requisiti di legge per essere senatori e che:
sono stati presidenti del Consiglio dei Ministri o di Assemblee legislative;
hanno fatto parte del disciolto Senato;
hanno avuto almeno tre elezioni, compresa quella all'Assemblea Costituente;
sono stati dichiarati decaduti nella seduta della Camera dei deputati del 9 novembre 1926;
hanno scontato la pena della reclusione non inferiore a cinque anni in seguito a condanna del tribunale speciale fascista per la difesa dello Stato.
Sono nominati altresì senatori, con decreto del Presidente della Repubblica, i membri del disciolto Senato che hanno fatto parte della Consulta Nazionale.
Al diritto di essere nominati senatori si può rinunciare prima della firma del decreto di nomina. L'accettazione della candidatura alle elezioni politiche implica rinuncia al diritto di nomina a senatore.

IV
Per la prima elezione del Senato il Molise è considerato come Regione a sé stante, con il numero dei senatori che gli compete in base alla sua popolazione.

V
La disposizione dell'art. 80 della Costituzione, per quanto concerne i trattati internazionali che importano oneri alle finanze o modificazioni di legge, ha effetto dalla data di convocazione delle Camere.

VI
Entro cinque anni dall'entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione degli organi speciali di giurisdizione attualmente esistenti, salvo le giurisdizioni del Consiglio di Stato, della Corte dei conti e dei tribunali militari.
Entro un anno dalla stessa data si provvede con legge al riordinamento del Tribunale supremo militare in relazione all'articolo 111.

VII
Fino a quando non sia emanata la nuova legge sull'ordinamento giudiziario in conformità con la Costituzione, continuano ad osservarsi le norme dell'ordinamento vigente.
Fino a quando non entri in funzione la Corte costituzionale, la decisione delle controversie indicate nell'articolo 134 ha luogo nelle forme e nei limiti delle norme preesistenti all'entrata in vigore della Costituzione.



VIII
Le elezioni dei Consigli regionali e degli organi elettivi delle amministrazioni provinciali sono indette entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione.
Leggi della Repubblica regolano per ogni ramo della pubblica amministrazione il passaggio delle funzioni statali attribuite alle Regioni. Fino a quando non sia provveduto al riordinamento e alla distribuzione delle funzioni amministrative fra gli enti locali restano alle Provincie ed ai Comuni le funzioni che esercitano attualmente e le altre di cui le Regioni deleghino loro l'esercizio.
Leggi della Repubblica regolano il passaggio alle Regioni di funzionari e dipendenti dello Stato, anche delle amministrazioni centrali, che sia reso necessario dal nuovo ordinamento. Per la formazione dei loro uffici le Regioni devono, tranne che in casi di necessità, trarre il proprio personale da quello dello Stato e degli enti locali.

IX
La Repubblica, entro tre anni dall'entrata in vigore della Costituzione, adegua le sue leggi alle esigenze delle autonomie locali e alla competenza legislativa attribuita alle Regioni.

X
Alla Regione del Friuli-Venezia Giulia, di cui all'art. 116, si applicano provvisoriamente le norme generali del Titolo V della parte seconda, ferma restando la tutela delle minoranze linguistiche in conformità con l'art. 6.

XI
Fino a cinque anni dall'entrata in vigore della Costituzione si possono, con leggi costituzionali, formare altre Regioni, a modificazione dell'elenco di cui all'art. 131, anche senza il concorso delle condizioni richieste dal primo comma dell'articolo 132, fermo rimanendo tuttavia l'obbligo di sentire le popolazioni interessate.

XII
È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dall'entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista.

XIII
I beni, esistenti nel territorio nazionale, degli ex re di Casa Savoia, delle loro consorti e dei loro discendenti maschi, sono avocati allo Stato. I trasferimenti e le costituzioni di diritti reali sui beni stessi, che siano avvenuti dopo il 2 giugno 1946, sono nulli.

XIV
I titoli nobiliari non sono riconosciuti.
I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922 valgono come parte del nome.
L'Ordine mauriziano è conservato come ente ospedaliero e funziona nei modi stabiliti dalla legge.
La legge regola la soppressione della Consulta araldica.

XV
Con l'entrata in vigore della Costituzione si ha per convertito in legge il decreto legislativo luogotenenziale 25 giugno 1944, n. 151, sull'ordinamento provvisorio dello Stato.


XVI
Entro un anno dall'entrata in vigore della Costituzione si procede alla revisione e al coordinamento con essa delle precedenti leggi costituzionali che non siano state finora esplicitamente o implicitamente abrogate.

XVII
L'Assemblea Costituente sarà convocata dal suo Presidente per deliberare, entro il 31 gennaio 1948, sulla legge per la elezione del Senato della Repubblica, sugli statuti regionali speciali e sulla legge per la stampa.
Fino al giorno delle elezioni delle nuove Camere, l'Assemblea Costituente può essere convocata, quando vi sia necessità di deliberare nelle materie attribuite alla sua competenza dagli articoli 2, primo e secondo comma, e 3, comma primo e secondo, del decreto legislativo 16 marzo 1946, n. 98.
In tale periodo le Commissioni permanenti restano in funzione. Quelle legislative rinviano al Governo i disegni di legge, ad esse trasmessi, con eventuali osservazioni e proposte di emendamenti.
I deputati possono presentare al Governo interrogazioni con richiesta di risposta scritta.
L'Assemblea Costituente, agli effetti di cui al secondo comma del presente articolo, è convocata dal suo Presidente su richiesta motivata del Governo o di almeno duecento deputati.

XVIII
La presente Costituzione è promulgata dal Capo provvisorio dello Stato entro cinque giorni dalla sua approvazione da parte dell'Assemblea Costituente, ed entra in vigore il 1° gennaio 1948.
Il testo della Costituzione è depositato nella sala comunale di ciascun Comune della Repubblica per rimanervi esposto, durante tutto l'anno 1948, affinché ogni cittadino possa prenderne cognizione.
La Costituzione, munita del sigillo dello Stato, sarà inserita nella Raccolta ufficiale delle leggi e dei decreti della Repubblica.
La Costituzione dovrà essere fedelmente osservata come Legge fondamentale della Repubblica da tutti i cittadini e dagli organi dello Stato.


Che cosa significa? 
Le disposizioni transitorie sono norme il cui scopo è provvedere alla sistemazione di un certo ambito in modo che le norme definitive possano entrare in vigore pienamente. In linea di massima, esse prendono quindi in considerazione singoli casi concreti e hanno una durata limitata. Altre disposizioni sono invece finali e quindi sono ancora valide.
Le disposizioni dal numero I al numero XI hanno esaurito la propria validità, perché si riferivano ad atti temporanei ormai espletati e i cui effetti, quindi, sono ormai terminati. La norma XVIII si riferisce all’entrata in vigore della Costituzione ed ha carattere «finale».
Vi sono poi tre norme – XII, XIII, XIV – che esprimono una chiara condanna del regime fascista e prevedono alcune sanzioni per coloro che ne avevano fatto parte o lo avevano sostenuto apertamente (compresi i membri della casa reale italiana).
Fra queste, la più importante resta la XII che vieta la riorganizzazione – «sotto qualsiasi forma» – del partito fascista. Questa disposizione costituzionale fa riferimento al fascismo inteso come «fenomeno storicamente individuabile e determinabile» e ha come scopo quello di impedire la «riorganizzazione del partito fascista o di qualunque movimento che, pur con forma diversa, del partito fascista ricalchi le caratteristiche».
La disposizione XIII è stata modificata con la legge costituzionale n. 1 del 23 ottobre 2002, che ha abrogato il primo e il secondo comma i quali vietavano ai membri della casa reale di esercitare il diritto di voto e di ricoprire cariche elettive o pubblici uffici nonché di entrare in territorio italiano. Ormai il rientro dei Savoia non suscitava più preoccupazioni di un ritorno dell'Italia al regime monarchico. Resta valido il terzo comma che dispone l’avocazione a favore dello Stato dei beni della casa reale «esistenti nel territorio nazionale»: in altre parole, sono diventati beni dello Stato.
La disposizione XIV ha abolito la validità dei titoli nobiliari, che sono divenuti dei semplici «predicati» utilizzabili come parte del nome (ciò è valido, però, solamente per i titoli nobiliari concessi prima del 28 ottobre 1922, ovvero anteriori al regime fascista). Essi quindi non hanno alcun valore giuridico (un conte o un barone, per fare un esempio, di fronte alla legge non valgono più di un qualsiasi altro cittadino).